Sanità a confronto - Italia

ROMA CITTÀ DIABETICA: URGE UN IMPEGNO COMUNE PER UNA RISPOSTA SANITARIA E SOCIALE

Presentato in Campidoglio il Report Roma Cities Changing Diabetes

Roma sono 290.000 i cittadini residenti con diabete. Questo il dato impressionante offerto dal Report Roma Cities Changing Diabetes, presentato in Campidoglio, che ha anche reso noti un insieme di altri dati – quantitativi demografici, clinico epidemiologici e sulla percezione della salute – raccolti dai cittadini della capitale. I cittadini romani. Questa enorme parte della popolazione romana con diabete è quindi esposta ad un maggior rischio di incorrere in ictus, infarto, perdita della funzionalità renale, amputazioni e perdita della vista. Un quadro, questo, che impone l’assunzione di nuove consapevolezza da parte dei cittadini e il varo di azioni concrete da parte delle istituzioni per contrastare l’evoluzione in negativo di questa patologia e favorirne la prevenzione.

Changing Diabetes è un progetto internazionale, varato cinque anni fa, nell’intento di promuovereun’opera di sensibilizzazione di tutti gli attori strategicamente coinvolgibili – istituzioni, mondo medico-scientifico ma anche società civile – per avviare un dialogo attivo e fornire strumenti di confronto che cambino il corso del diabete, aiutando l’opinione pubblica a conoscere meglio una malattia spesso sottovalutata, ponendo il diabete tra le priorità dell’agenda politica e promuovendo il diritto alla salute delle persone con diabete. Il Report è stato coordinato dall’Health Cities Institute e ha visto la collaborazione del Ministero della Salute, ANCI – Associazione Italiana Comuni Italiani, Istituto Superiore di Sanità, ISTAT, Fondazione CENSIS , le Università di Roma e le Società scientifiche del diabete.

Nel corso del suo intervento, Andrea Lenzi, Presidente dell’Health City Institute e Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha sottolineato che il Report ha evidenziato l’assoluta necessità di dar corpo a strategie in grado di raggiungere i soggetti più socialmente svantaggiati, facilitando l’accesso ad attività di prevenzione e cura del diabete.

Grande consenso si è registrato nei diversi interventi sulla necessità di contrastare il devastante impatto del diabete nella capitale mediante il rafforzamento dei meccanismi educativi e informativi, a beneficio dei soggetti più vulnerabili; in proposito, un ruolo determinante potrebbe essere svolto dalle farmacie e dalle reti sociali che andrebbero potenziate. A questo dovrebbe aggiungersi la promozione di stili di vita più adeguati che potrebbero essere promossi e facilitati con l’aumento nelle aree più svantaggiate – specialmente nelle periferie – di infrastrutture a basso costo e alto impatto – ad esempio le piste ciclabili – che facilitino lo svolgimento dell’attività fisica. Questo, in considerazione del fatto che <<…diabete e obesità sono parenti stretti>>, come ha ricordato Renato Lauro, Presidente IBDO, Italian Barometer Diabetes Observatory.

Altro elemento emerso con chiarezza dal Report è la stretta correlazione tra basso stato socio-economico e aumentato rischio di diabete. In proposito, Antonio Nicolucci, direttore di Coresearch, ha sottolineato che <<… I distretti sanitari con maggior prevalenza di diabete sono caratterizzati da più bassi livelli di scolarizzazione, più alti livelli di disoccupazione e da un’elevata percentuale di residenti che si muovono in macchina>>. Infine, altri elementi sono emersi da un’analisi qualitativa sulla “vulnerabilità sociale” al diabete condotta su un campione di persone con diabete di tipo 2 residenti nell’area metropolitana di Roma. In proposito, Ketty Vaccaro, coordinatore di Roma Cities Changing Diabetes e responsabile dell’Area Salute della Fondazione CENSIS, ha rilevato che << …il peso del luogo di vita rispetto alle possibilità di gestione della malattia è molto importante: sono emersi ostacoli alla prevenzione , al benessere e al controllo della malattia legati alla dimensione urbana e al contesto di vita che devono essere affrontati con politiche multidimensionali e non solo sanitarie >>.

Il progetto internazionale Cities Changing Diabetes è nato in Danimarca con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk e la collaborazione di istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore. Il progetto, oltre a Roma e Milano ha già coinvolto metropoli come Beirut, Buenos Aires, Città del Messico, Copenaghen, Giacarta, Hangzou, Houston, Johannesburg, Leicester, Madrid, Merida, Pechino, Shangai, Tianjin, Vancouver e Xiamen.

Il progetto ha coinvolto 140 esperti e ha permesso di far sì che lo studio condotto su Roma rappresenti una base metodologica replicabile anche in altri contesti urbani. << Ora – come ha rilevato Federico Serra, Direttore Cities Changing Diabetes Italia – siamo chiamati alla fase più impegnativa: la realizzazione di un action plan triennale che possa indicare le azioni da mettere in atto per arrestare lo sviluppo pandemico di obesità e diabete tipo 2 a Roma, la metropoli con maggior numero assoluto con diabete nel nostro Paese>>.

 

I DATI SOCIO-DEMOGRAFICI DELLA CAPITALE

 

Popolazione residente

 

  • Area metropolitana      4.400.000
  • Italiana                           3.900.000
  • Straniera                        500.000
  • Donne                            52,0%
  • Uomini                          48,0%
  • Residenti in città         2.900.000
  • Estensione area metropolitana 5362 Km2
  • Densità abitanti   809,5 per Km2
  • Indice di vecchiaia 166 (per ogni bambino di 0-14 anni vi sono 1,7 persone con più di 65 anni – uno dei fattori più importanti della crescita della prevalenza del diabete è dato dall’invecchiamento della popolazione)

 

Mobilità

  • Ogni giorno il 68 per cento della popolazione cittadina si sposta per motivi di lavoro o studio
  • Per più di una persona su cinque lo spostamento quotidiano è superiore ai 45 minuti

 

Persone con diabete

  • Nel Lazio               390.000
  • Nell’area metropolitana 286.000
  • Nella città             189.000
  • Prevalenza media diabete* 6,66%

       *) Varia a seconda del distretto sanitario

 

Il mancato stop al doppio incarico Presidente-Commissario per la sanità.

L’intenzione del Governo di sancire l’incompatibilità del doppio ruolo di Presidente e Commissario ad acta per la sanità nelle regioni per le quali s’impone il piano di rientro dagli sforamenti di bilancio rimane, per ora, solo un’intenzione. La norma era stata inserita nell’ambito del “Decreto Genova” ma, nel testo sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica, è poi scomparso.

Le ragioni della rimozione da questo importante provvedimento non sono state al momento rese note ma, si ritiene, che la materia relativa ai Presidenti-Commissari, inserita nel decreto relativo al decreto sul capoluogo ligure, fosse una forzatura eccessiva. Forse la prossima legge di Bilancio potrebbe accogliere nuovamente la norma. Questo, anche in considerazione del fatto che la norma ora eliminata stabiliva che i futuri nuovi commissari avrebbero dovuto redigere ogni sei mesi una relazione ai Ministri della Salute e dell’Economia sulle attività di monitoraggio della spesa e sull’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

L’eliminazione del doppio ruolo dovrebbe interessare marginalmente i presidenti di Lazio e Campania, in procinto di annunciare l’uscita dai piani di rientro ma coinvolgere più pesantemente quelli di Molise e Calabria.

Biosimilari: garantiscono la sostenibilità, ma la terapia deve essere affidata solo al medico

12/07/18. Presentato al Ministero della Salute il Position Paper di AIOM, SIF, SIFO, CIPOMO e Fondazione AIOM

Il costo dei farmaci anticancro nel nostro Paese è stato pari a 4,5 miliardi di euro nel 2016. L’arrivo dei biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, liberando risorse per consentire l’accesso a terapie innovative. La scelta di trattamento (con il farmaco biologico di riferimento o con il biosimilare) deve rimanere una decisione affidata esclusivamente al medico prescrittore. Principio che vale anche per i pazienti già in cura, in cui la scelta dell’eventuale passaggio da una terapia all’altra rientra nell’esclusivo giudizio clinico.Questo passaggio può avvenire solo dopo un’attenta informazione del paziente, che dovrebbe essere monitorato per l’insorgenza di eventuali effetti collaterali.

Sono questi alcuni dei punti fondamentali del Position Paper sui farmaci biosimilari in oncologia presentato in un convegno nazionale oggi al Ministero della Salute e firmato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dalla Società Italiana di Farmacologia (Sif), dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo), dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) e da Fondazione Aiom.

Oncologia e malnutrizione: il 28% dei malati di tumore ha perso più del 10% di peso

01/03/18. Un paziente oncologico su 5 muore per nutrizione inadeguata. Questo il dato allarmante dello studio italiano PreMio, acronimo di Prevalence of Malnutrition in Oncology.

Lo studio rivela lo stato nutrizionale di quasi duemila pazienti italiani in occasione della prima visita oncologica in 22 unità di oncologia nazionali, facendo anche un focus sui tipi di cancro che condizionano la malnutrizione con perdita di peso.

La perdita di peso, si segnala, ha severe complicanze per il paziente: può aumentare la tossicità indotta da radio e chemio sulle cellule sane e rende quelle malate più resistenti al trattamento così come, l’abbassamento delle difese immunitarie, accresce la frequenza dei ricoveri e della mortalità. Il 20% dei pazienti oncologici, infatti, non vince la malattia per le complicazioni legate alla malnutrizione.

I tumori in cui il problema si manifesta con maggiore frequenza sono quelli allo stomaco, al pancreas, testa-collo e polmone. Le donne affette da tumore al seno, invece, non sono considerate a rischio.

Stop all’antibiotico resistenza, la via virtuosa della regione

«In tutto il mondo e anche nel Veneto negli ultimi anni è stato notato un notevole incremento della farmacoresistenza determinata dall’eccesiva assunzione di antibiotici. Si tratta di un problema di comportamento individuale, ma è anche una situazione che va monitorata e controllata anche nelle strutture assistenziali pubbliche». Ad affermarlo è l’assessore alla sanità regionale Luca Coletto aderendo alla Settimana mondiale di sensibilizzazione sugli antibiotici, iniziata il 14 novembre. «Il fai da te con il quale molte persone tendono ad approcciarsi ai medicinali, antibiotici compresi, è dannoso e può essere pericoloso», ha detto Coletto. «In questi ultimi anni in tutti gli ospedali per acuti sono in atto sorveglianze specifiche e misure di controllo, ma ora è necessario intensificare queste attività in altre realtà assistenziali, come la residenze sanitarie assistite e le case di riposo». Il Veneto in questo senso ha inserito un programma specifico all’interno del Piano regionale di prevenzione per il quadriennio 2014-2018. In piena fase di realizzazione, si compone di cinque diverse azioni: si va dalla raccolta e dalla disponibilità di dati a livello di Aziende sanitarie territoriali e di Regione, al monitoraggio dello stato attuale dei sistemi di sorveglianza e controllo delle infezioni. Verrà inoltre prodotto un report annuale che documenta il consumo di antibiotici sul territorio e in ospedale e sarà attivato un sistema di sorveglianza e la definizione di un programma di comunicazione e informazione rivolto alla popolazione oltre a una campagna informativa interna rivolta a operatori sanitari, farmacisti e medici di base. La settimana regionale sugli antibiotici culminerà il 18 novembre con un focus continentale grazie alla Giornata europea degli antibiotici.