Sanità a confronto - Italia

Tumore al seno, diagnosi gratuita per positività al rischio

1 Giugno 2017 – Diagnosi precoce di tumore alla mammella: in Liguria c’è l’esenzione per le donne portatrici sane di una mutazione genetica (Brca1 o 2 oppure mutazione del gene P53) oppure con un elevato rischio genetico equivalente, in quanto appartenenti a famiglie con una storia oncologica fortemente sospetta. Lo prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale. Le pazienti individuate sono circa 150 e ogni anno si stimano 30 nuovi casi: di queste, circa 1-2 per cento sviluppa il tumore della mammella o dell’ovaio. L’accertamento della presenza della mutazione genetica o dell’alto rischio equivalente è affidata al Centro tumori ereditari dell’Ospedale policlinico San Martino di Genova. In caso di test genetico positivo oppure di rischio equivalente accertato, le donne potranno seguire un programma di sorveglianza completamente gratuito. «La Liguria», ha detto l’assessore alla sanità della regione Liguria Sonia Viale, «è la terza regione in Italia dopo Emilia Romagna e Lombardia ad aver introdotto questo tipo di esenzione. Si tratta, quindi, di una conquista importante che garantisce non solo la gratuità delle prestazioni specialistiche». Il tumore al seno viene diagnosticato con la mammografia e l’ecografia mammaria: la scelta di quale dei due esami utilizzare dipende dall’età, anche se nella maggior parte dei casi si utilizzano entrambi. In alcuni casi specifici, ad esempio di fronte a mammelle molto dense o a lesioni difficili da classificare, è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.

Pediatria, a Firenze diventa internazionale

Cresce la pediatria a Firenze: il Meyer sigla un’alleanza internazionale con alcuni tra i più importanti ospedali europei dedicati alla salute dei bambini. La nuova realtà si chiama Echo (European children’s hospital organisation) e ha una mission ambiziosa: dare la massima risonanza ai diritti dei bambini in tema di salute. Parte di Echo sono, oltre al Meyer (unico italiano al momento), il Sant Joan de Deu Children’s Hospital di Barcellona, il Children’s Hospital Group di Dublino, l’Hus Children’s Hospital di Helsinki, il Great Ormond Street Hospital di Londra, il Necker-Enfants Malades Hospital di Parigi e lo Schneider Children’s Medical Center di Tel Aviv. «Echo rappresenta un’opportunità unica per mettere insieme istituzioni che condividono una missione comune e fronteggiano sfide simili», ha detto Alberto Zanobini, direttore generale. L’obiettivo di Echo è quello di accrescere la consapevolezza dei diritti dei bambini e delle loro peculiari esigenze cliniche. Il lavoro da parte degli ospedali partecipanti al progetto su punti quali innovazione, ricerca e formazione è volto a individuare soluzioni per migliorare l’assistenza pediatrica. Nello specifico saranno attivate una serie di attività che riguarderanno l’organizzazione di eventi e gruppi di lavoro ma anche la messa a punto di metodi di misurazione degli standard qualitativi e quantitativi. I professionisti di Echo, inoltre, saranno chiamati a occuparsi dello sviluppo di un sistema per lo scambio di professionisti con l’obiettivo di accrescere la formazione continua e reciproca e il supporto di progetti innovazione.

Procreazione medicalmente assistita: ecco i requisiti regionali

Procreazione medicalmente assistita: sono arrivati i requisiti per le strutture sarde nelle quali è possibile praticarla (PMA). «Il documento nasce dopo numerosi incontri, coordinati dalla direzione generale dell’assessorato, con i direttori e gli operatori che lavorano nelle strutture regionali che erogano il servizio di Procreazione medicalmente assistita», ha detto l’assessore alla sanità Luigi Arru. La proposta voluta da Arru riguarda le caratteristiche tecnico-scientifiche dei Centri e i requisiti del personale impiegato, insieme ai criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca. L’obiettivo della nuova norma è quello di armonizzare la normativa regionale vigente, valutando le criticità esistenti così da elaborare un documento per regolamentare i percorsi di accreditamento. La norma prevede che la definizione di Centro di procreazione medicalmente assistita possa essere attribuita solo a strutture sanitarie pubbliche o private autorizzate che svolgano attività di prelievo, manipolazione, conservazione e distribuzione di gameti prelevati, zigoti ed embrioni con la certezza di tracciabilità e sicurezza. I Centri di procreazione medicalmente assistita sono distinti in tre livelli in base alla complessità delle tecniche utilizzate: si va infatti dai centri che si occupano di inseminazione intracervicale o sopracervicale in ciclo naturale ai centri di secondo livello che prevedono il prelievo degli ovociti, la fecondazione in vitro e il trasferimento dell’embrione, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, il trasferimento intratubarico dei gameti, il prelievo testicolare dei gameti e l’eventuale crioconservazione di gameti maschili e femminili. I centri di terzo livello si occupano invece di procedure come il prelievo di gameti dal testicolo e degli ovociti per via laparoscopica e il trasferimento intratubarico dei gameti per via laparoscopica, il tutto in anestesia generale.

Occhi puntati su Milano per Ema e Human Technopole: il punti di vista di Assobiotec

Per il futuro di Milano e della Lombardia i prossimi mesi saranno cruciali, in ambito sanitario e non solo. Gli obiettivi sono due: dare via al progetto Human Technopole, la città della scienza che sorgerà all’interno dell’area Expo, e attrarre l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco che attualmente ha sede a Londra. Questo tema è stato affrontato a Milano lo scorso 2 maggio in occasione dell’assemblea annuale di Assobiotec, l’associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, parte di Federchimica. Per i relatori la combinazione dei progetti Human Technopole ed Ema comporterebbe due grandi investimenti strategici in uno e soprattutto sarebbe la conferma dell’interesse concreto da parte del nostro Paese verso elementi chiave per lo sviluppo come l’eccellenza scientifica e tecnologica. Ciò renderebbe l’Italia tutta più competitiva e attrattiva in un settore cruciale per il futuro delle giovani generazioni e per la qualità della vita.

Del resto, come è emerso nel corso dell’assemblea, è proprio sulle biotecnologie che si gioca la partita del futuro delle scienze della vita. Lo ha fatto presente lo stesso presidente di Assobiotec, Riccardo Palmisano, notando come spirito di innovazione, eccellenza della ricerca scientifica e visione sul futuro non manchino al nostro Paese nella corsa alle biotecnologie. «La ricerca in particolare ha un peso assoluto, ma secondo logiche nuove», ha detto il presidente. «Oggi le imprese non possono contare solo su competenze interne: occorre cercare le eccellenze nelle università, negli enti di ricerca, e attivare startup. Ma il problema restano gli investimenti: il numero di realtà che si occupano di ricerca, in Italia, è allineato al resto d’Europa tuttavia non decollano per mancanza di fondi: non riusciamo ad attirare capitali di rischio». Serve quindi, secondo gli esperti, più attrattività fiscale: il capitale non deve avere frontiere perché se i centri di ricerca italiani sono riconosciuti per qualità a livello mondiale, da un punto di vista scientifico, sono ancora poco attrezzati nello sviluppare business plan. Un’opportunità come quella milanese, permessa da Human Technopole ed Ema, rappresenterebbe dunque un punto di svolta importante oltre che un segnale assolutamente positivo per questa città, che rappresenta l’avanguardia in termini economici, finanziari e scientifici dell’intero Paese.

 

Farmaci innovativi: la sfida dei costi negli Uk

Innovazione farmacologica significa migliori prestazioni sanitarie ma anche costi altissimi. Come faranno i sistemi sanitari ad affrontarli? L’interrogativo è comune alle agende dei governi di tutto il mondo, in particolare in Gran Bretagna in seguito a un nuovo modello di definizione del budget per la spesa farmaceutica entrato in vigore recentemente. Negli ultimi anni l’arrivo di nuovi prodotti ad alto tasso di innovazione e dai costi proibitivi ha messo in difficoltà il sistema britannico, creando allarme tra tutti gli attori della filiera. A partire da aprile 2017 i farmaci raccomandati dal Nice (National institute for health and care excellence) che superano quota 20 milioni di sterline l’anno non saranno finanziati in maniera automatica entro 90 giorni, come avvenuto sinora. Al National health service saranno concessi sino a tre anni per condurre le trattative con le aziende farmaceutiche. Questo però comporta che l’accesso dei pazienti ad alcune nuove tecnologie potrebbe essere rallentato. Secondo gli oncologi, in particolare, il timore riguarda la possibilità di perdere il treno dell’innovazione con danni per la salute dei pazienti. Secondo quanto ha scritto Mario Melazzini, direttore generale dell’Aifa, il dibattito ricorda molto il quadro nazionale: «L’Italia», scrive su Quotidianosanità.it, «è stata negli anni tra i primi Paesi europei e occidentali a sollevare il problema. L’approccio italiano conferma ancora una volta che il Servizio sanitario nazionale costituisce un unicum in Europa e nel mondo». Secondo Melazzini, quindi, anche da noi si gioca una sfida che il comparto è chiamato ad affrontare: «Dobbiamo farlo tutti insieme con e nei rispettivi ruoli: politica, istituzioni, scienza, industria, seguendo la stella polare del senso di responsabilità che permetta la reale».