Sanità a confronto - Italia

Migranti: ecco la app sanitaria che facilità l’integrazione

Informazioni su patologie infettive, vaccinazioni, strumenti di autovalutazione del livello di rischio in relazione alla tubercolosi e conoscenza della rete sanitaria per l’accesso ai servizi e alle prestazioni: sono le funzioni permesse dalla nuova app gratuita Infostranieri presentata dall’assessorato al welfare della Lombardia. Realizzata in dieci lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, albanese, arabo, cinese, russo, urdu e rumeno), l’applicazione fornisce supporto ai cittadini stranieri su una serie di servizi: dalla documentazione per ottenere il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno al ricongiungimento famigliare. Anche l’Ats di Milano ha contribuito al progetto: lo ha fatto inserendo una specifica sezione salute che offre informazioni e servizi in tema di prevenzione. La app fornirà materiale informativo ed educativo sulle principali patologie infettive, promuoverà le vaccinazioni e faciliterà l’accesso ai servizi di prevenzione grazie anche al superamento delle barriere linguistiche. «La nostra amministrazione», ha spiegato l’assessore Giulio Gallera, «è sempre alla ricerca di strumenti innovativi per migliorare la qualità di vita dei suoi cittadini, anche di quelli che per motivi di lavoro o studio si trasferiscono temporaneamente sul nostro territorio». La sezione salute è attiva per il momento solo per il comune di Milano ma, superata la fase di prova, sarà possibile estenderne la fruizione ad altri comuni dell’Ats. A questo punto l’assessorato conta sulla collaborazione di consolati, ambasciate e associazioni estere per far conoscere la app agli stranieri: solo così potrà diventare un vero strumento di interazione e integrazione.

Arriva l’infermiere di famiglia: l’assistenza a un livello superiore

4 Luglio 2017- Una nuova figura si occuperà della salute e dell’assistenza dei soggetti più fragili: l’infermiere di famiglia. Questo nuovo ruolo professionale nasce in Piemonte, con una delibera della giunta regionale in cui si prende atto del successo riscosso dalla sperimentazione di questa forma di gestione dell’assistenza avvenuta nelle Asl di Asti, Novara, Vercelli Cusio Ossola e all’interno del progetto europeo Consenso (Community nurse supporting elderly in a changing society), partito proprio in Piemonte nell’Asl Cuneo 1 e in quella Torino 1. L’infermiere di famiglia e di comunità è un professionista che svolge una funzione di tutor per i cittadini grazie alla sua visione a tutto tondo circa le problematiche dell’anziano e non solo. In particolare nelle Asl in cui è stata condotta una prima sperimentazione sono stati sviluppati, insieme agli infermieri di famiglia, modelli assistenziali domiciliari, tra gli altri, per mamma e bambino, per i malati cronici e per utenti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Tra gli obiettivi del progetto ci sono quelli di migliorare l’accesso ai servizi sanitari, promuovere corretti stili di vita, riconoscere precocemente gli stati di fragilità prima che si trasformino in stati irreversibili di disabilità, gestire le condizioni di cronicità in collaborazione con i medici di medicina generale e sviluppare l’educazione terapeutica per l’autogestione della malattia. A questo proposito la coordinatrice dei collegi Ipasvi (Federazione nazionale dei collegi degli infermieri) del Piemonte, Mirella Schirru, ha inviato una lettera all’assessore alla sanità Antonino Saitta in cui afferma: «Come abbiamo dato tutta la nostra disponibilità nel supportare da protagonisti le sperimentazioni, ci offriamo per fare altrettanto a livello di Regione e siamo pronti come collegi Ipasvi a collaborare attivamente con l’assessorato, perché la delibera trovi piena applicazione e, soprattutto, perché siano confermati ovunque i risultati in essa riportati».

 

Tumore al seno, diagnosi gratuita per positività al rischio

1 Giugno 2017 – Diagnosi precoce di tumore alla mammella: in Liguria c’è l’esenzione per le donne portatrici sane di una mutazione genetica (Brca1 o 2 oppure mutazione del gene P53) oppure con un elevato rischio genetico equivalente, in quanto appartenenti a famiglie con una storia oncologica fortemente sospetta. Lo prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale. Le pazienti individuate sono circa 150 e ogni anno si stimano 30 nuovi casi: di queste, circa 1-2 per cento sviluppa il tumore della mammella o dell’ovaio. L’accertamento della presenza della mutazione genetica o dell’alto rischio equivalente è affidata al Centro tumori ereditari dell’Ospedale policlinico San Martino di Genova. In caso di test genetico positivo oppure di rischio equivalente accertato, le donne potranno seguire un programma di sorveglianza completamente gratuito. «La Liguria», ha detto l’assessore alla sanità della regione Liguria Sonia Viale, «è la terza regione in Italia dopo Emilia Romagna e Lombardia ad aver introdotto questo tipo di esenzione. Si tratta, quindi, di una conquista importante che garantisce non solo la gratuità delle prestazioni specialistiche». Il tumore al seno viene diagnosticato con la mammografia e l’ecografia mammaria: la scelta di quale dei due esami utilizzare dipende dall’età, anche se nella maggior parte dei casi si utilizzano entrambi. In alcuni casi specifici, ad esempio di fronte a mammelle molto dense o a lesioni difficili da classificare, è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.

Pediatria, a Firenze diventa internazionale

Cresce la pediatria a Firenze: il Meyer sigla un’alleanza internazionale con alcuni tra i più importanti ospedali europei dedicati alla salute dei bambini. La nuova realtà si chiama Echo (European children’s hospital organisation) e ha una mission ambiziosa: dare la massima risonanza ai diritti dei bambini in tema di salute. Parte di Echo sono, oltre al Meyer (unico italiano al momento), il Sant Joan de Deu Children’s Hospital di Barcellona, il Children’s Hospital Group di Dublino, l’Hus Children’s Hospital di Helsinki, il Great Ormond Street Hospital di Londra, il Necker-Enfants Malades Hospital di Parigi e lo Schneider Children’s Medical Center di Tel Aviv. «Echo rappresenta un’opportunità unica per mettere insieme istituzioni che condividono una missione comune e fronteggiano sfide simili», ha detto Alberto Zanobini, direttore generale. L’obiettivo di Echo è quello di accrescere la consapevolezza dei diritti dei bambini e delle loro peculiari esigenze cliniche. Il lavoro da parte degli ospedali partecipanti al progetto su punti quali innovazione, ricerca e formazione è volto a individuare soluzioni per migliorare l’assistenza pediatrica. Nello specifico saranno attivate una serie di attività che riguarderanno l’organizzazione di eventi e gruppi di lavoro ma anche la messa a punto di metodi di misurazione degli standard qualitativi e quantitativi. I professionisti di Echo, inoltre, saranno chiamati a occuparsi dello sviluppo di un sistema per lo scambio di professionisti con l’obiettivo di accrescere la formazione continua e reciproca e il supporto di progetti innovazione.

Procreazione medicalmente assistita: ecco i requisiti regionali

Procreazione medicalmente assistita: sono arrivati i requisiti per le strutture sarde nelle quali è possibile praticarla (PMA). «Il documento nasce dopo numerosi incontri, coordinati dalla direzione generale dell’assessorato, con i direttori e gli operatori che lavorano nelle strutture regionali che erogano il servizio di Procreazione medicalmente assistita», ha detto l’assessore alla sanità Luigi Arru. La proposta voluta da Arru riguarda le caratteristiche tecnico-scientifiche dei Centri e i requisiti del personale impiegato, insieme ai criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca. L’obiettivo della nuova norma è quello di armonizzare la normativa regionale vigente, valutando le criticità esistenti così da elaborare un documento per regolamentare i percorsi di accreditamento. La norma prevede che la definizione di Centro di procreazione medicalmente assistita possa essere attribuita solo a strutture sanitarie pubbliche o private autorizzate che svolgano attività di prelievo, manipolazione, conservazione e distribuzione di gameti prelevati, zigoti ed embrioni con la certezza di tracciabilità e sicurezza. I Centri di procreazione medicalmente assistita sono distinti in tre livelli in base alla complessità delle tecniche utilizzate: si va infatti dai centri che si occupano di inseminazione intracervicale o sopracervicale in ciclo naturale ai centri di secondo livello che prevedono il prelievo degli ovociti, la fecondazione in vitro e il trasferimento dell’embrione, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, il trasferimento intratubarico dei gameti, il prelievo testicolare dei gameti e l’eventuale crioconservazione di gameti maschili e femminili. I centri di terzo livello si occupano invece di procedure come il prelievo di gameti dal testicolo e degli ovociti per via laparoscopica e il trasferimento intratubarico dei gameti per via laparoscopica, il tutto in anestesia generale.