Politica sanitaria dal mondo

Sanità digitale, le pressioni dell’Ue

Siamo sempre più vecchi: tra poco più di trent’anni, gli over 60 saranno il 35 per cento della popolazione. Non a caso l’Unione europea si sta impegnando perché sulla sanità del prossimo futuro sia diretta una buona quota di quei 70 miliardi di fondi stanziati per l’innovazione. La soluzione per far crescere il sistema senza farlo andare in tilt esiste già ed è la sanità digitale. Soltanto al nostro Paese questa consentirà di risparmiare un 15 per cento di spesa sanitaria da un lato smaterializzando e riducendo la burocrazia, dall’altro investendo in telemedicina e nei monitoraggi personalizzati. Solo così si riducono i costi e i tempi di ricovero. Paesi virtuosi come Finlandia o Danimarca dimostrano che questa è la via giusta, così come l’Olanda con il suo programma di telemedicina per over 75. Per questo l’Unione sta orientando i fondi verso le top technologies, in particolare verso la medicina di precisione: i risultati, stimano gli esperti, si vedranno già il prossimo anno quando i dati sanitari diventeranno sempre più elettronici e internazionali, grazie all’adozione della cartella digitale europea che ci consentirà di farci visitare anche all’estero. Per l’Italia il tema è particolarmente delicato, con stime di un risparmio equivalente a un punto del nostro Pil. Eppure ancora una volta il nostro Paese arriva in ritardo al cambiamento: il 2014 avrebbe dovuto essere l’anno della svolta, grazie alla stesura del patto per la sanità digitale, ma ciò non è avvenuto. Le prospettive però sono buone: del resto la sanità elettronica d’Europa interessa ai colossi della Silicon Valley. Già l’anno scorso il ramo venture di Google ha utilizzato due terzi dei suoi investimenti proprio nella salute. Ora occorre solo aspettare.