Politica sanitaria dal mondo

Pubblicità in sanità: cosa dice la Corte europea

La tutela della salute e della dignità della professione non può impedire il divieto assoluto di pubblicità in sanità: si è espressa in questi termini la Corte di giustizia europea in merito a una sentenza sul tema della comunicazione commerciale al paziente in ambito sanitario. Tutto è iniziato con il caso di un dentista belga sanzionato per aver pubblicizzato il proprio studio attraverso affissioni e inserzioni che tuttavia si limitavano a indicare nome, qualifica e recapiti dello studio oltre alle tipologie di prestazioni eseguite. Secondo quanto portato avanti dai rappresentati di categoria belgi, l’utilizzo intensivo di pubblicità e di messaggi promozionali aggressivi potrebbe indurre i pazienti in errore a proposito delle cure proposte e può persino danneggiare l’immagine della professione odontoiatrica. Tuttavia, con il suo pronunciamento, la Corte ritiene che un divieto generale e assoluto di ogni tipo di pubblicità rappresenta un eccesso. Piuttosto, sono auspicabili ultimi meno restrittive che disciplinino, se del caso in maniera rigorosa, le forme e le modalità che possono assumere i mezzi di comunicazione utilizzati dai dentisti.

Generici e biosimilari, la posizione della Medicines for Europe

Medicines for Europe (MfE), la sigla europea nata da Ega (l’associazione dei produttori di farmaci generici), ha esortato la Commissione e gli Stati membri dell’Ue ad adottare provvedimenti per garantire misure di sostegno reali per generici e biosimilari. La presa di posizione segue l’approvazione da parte del Parlamento europeo, a inizio marzo, della relazione sulle opzioni per migliorare l’accesso ai farmaci che pone il valore aggiunto di farmaci generici e farmaci biosimilari al centro del dibattito. Il documento è importante, secondo Mfe, perché fornisce un mandato chiaro per incoraggiare una maggiore concorrenza da parte dei medicinali generici e biosimilari: i primi costituiscono la base della sanità europea, mentre i secondi consentono opportunità inaspettate per l’accesso alle terapie biologiche. Questi farmaci aiuteranno ad affrontare le principali sfide sanitarie: da un lato consentiranno una migliore aderenza alla terapia e dall’altro garantiranno qualità di vita per i pazienti. La relazione del Parlamento ribadisce inoltre l’invito alla Commissione europea perché faccia il possibile per incentivare la produzione e l’esportazione di generici e biosimilari in Paesi dove non esistono brevetti o certificati protettivi complementari: ciò permetterebbe di migliorare ulteriormente l’accesso a farmaci di qualità in mercati non protetti, senza intaccare gli equilibri tra produttori di originator e quelli di biosimilari e generici.

Antibiotico-resistenza, dati allarmanti e nuove misure dalla Ue

02/03/17. «La resistenza agli antimicrobici è un pericolo allarmante che mette in pericolo la salute dell’uomo e degli animali», ha recentemente detto Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, a margine dei dati emersi dall’ultimo rapporto sull’antibiotico-resistenza pubblicato dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, e dall’Ecdc, lo European centre for disease control and prevention, basato su dati relativi al 2015. «In Europa il problema è più che mai vivo e riguarda tanto i batteri che possono infettare gli animali tanto quelli potenzialmente presenti nel cibo o che possono essere trasmessi all’uomo. Secondo dati aggiornati, nella sola Unione europea le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici causano circa 25mila decessi ogni anno. Va comunque precisato che, fortunatamente, la resistenza alle molecole impiegate per trattare i casi gravi di salmonellosi, e cioè il secondo tipo di infezione alimentare nei Paesi Ue, è ancora bassa. In ogni caso per affrontare la sfida è fondamentale un uso intelligente degli antibiotici tanto nella medicina umana quanto in quella veterinaria. È proprio partendo da queste considerazioni che la Commissione europea lancerà, a partire dalla prossima estate, un piano d’azione con l’obiettivo di fornire indicazioni concrete per azioni finalizzate alla riduzione del dilagare della resistenza agli antimicrobici».

Sanità pubbliche a confronto, la classifica

La sanità europea è in costante miglioramento su temi come mortalità infantile, tasso di sopravvivenza malattie cardiache, ictus e cancro. Inoltre, il coinvolgimento dei pazienti nelle scelte terapeutiche appare sempre maggiore. A fare presente questi dati è il report Euro Index Consumer Health 2016 (Ehci), pubblicato a fine gennaio dalla Health Consumer Powerhouse. Dal 2005 il documento, risultato di un’analisi sulla base di 48 indicatori suddivisi in 6 aree, analizza i dati statistici ufficiali e il livello di soddisfazione dei cittadini raffrontando così i sistemi sanitari di 35 Paesi europei. Certo restano molte inefficienze diffuse in diversi Paesi. Tuttavia, come si legge nel rapporto, «Se tutti copiassero i sistemi europei di maggior successo si potrebbero risparmiare risorse da investire per salvare vite umane e migliorare le prestazioni».

In questo scenario l’Italia si conferma al 22° posto della classifica europea, seppur con un piccolo miglioramento (15 punti) nel ranking dell’anno scorso. Il problema grave del nostro Paese sono le profonde differenze regionali: «Da Roma in su la sanità è di qualità, mentre al sud il livello è molto basso», scrivono gli autori. «L’Italia mostra la più grande differenza riferita al pro capite tra le regioni di qualsiasi paese europeo: il Pil della regione più povera è solo un terzo di quello della Lombardia, la più ricca». A livello europeo, e a dispetto di un miglioramento generale, resta il divario tra i Paesi del nord Europa e quelli meno sviluppati, nel sud-est. Non a caso le migliori performance sono quelle dei Paesi Bassi, che si confermano al vertice seguiti dalla Svizzera. Al contrario, Italia e Spagna forniscono servizi di assistenza sanitaria di eccellenza in molti luoghi anche se l’eccellenza reale di questi Paesi sembra dipendere troppo dalla capacità dei consumatori di permettersi la sanità privata come integrazione a quella pubblica.

Inappropriatezza, un problema anche europeo

Sprechi in sanità? Ancora molti. A fare il punto a livello europeo è il rapporto Ocse Tackling wasteful spending on health, recentemente presentato. Qualche esempio? Gli accessi al pronto soccorso: in Italia, Belgio, Portogallo e Francia uno su cinque è inappropriato. E ancora: la penetrazione dei farmaci generici passa dal 10 all’80 per cento ma in compenso il consumo di antibiotici è eccessivo ovunque. Circa il 50 per cento del loro impiego è inadatto, con i ben noti rischi di antibioticoresistenza. Ancora: frodi ed errori hanno un impatto del 6 per cento sul totale della spesa sanitaria dell’area Ocse, tanto che un cittadino su tre considera la sanità come un’area esposta a fenomeni di corruzione. Più del 10 per cento della spesa ospedaliera è destinata a rimediare a errori evitabili o a infezioni nosocomiali. Se l’aspettativa di vita e di salute sono migliorate ovunque nell’area di riferimento, resta il fatto che la sfida della sostenibilità è ancora più che mai attuale: «Gli stessi benefici potrebbero essere conseguiti spendendo meno», si legge nel rapporto, «ad esempio utilizzando più frequentemente i farmaci generici e deospedalizzando l’assistenza». C’è infine il tema dell’appropriatezza diagnostica e dell’overdiagnosis: troppo spesso i pazienti ripetono esami solo perché le informazioni non sono ben condivise tra i diversi specialisti. Tra i casi più frequenti di eccesso diagnostico segnalati dal report ci sono l’uso di onerosi esami di imaging come la risonanza magnetica per patologie che non li richiedono, il numero eccessivo di test preoperatori per pazienti a basso rischio e l’imaging cardiaco in pazienti a basso rischio. Senza dimenticare le procedure inappropriate: una su tutte, l’abuso del taglio cesareo in partorienti che non lo necessitano.